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Sprechi mense scolastiche

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IL PROBLEMA DEGLI SPRECHI NELLE MENSE SCOLASTICHE

Il fenomeno degli sprechi alimentari, a lungo considerato una conseguenza ineluttabile della nostra “società dell’abbondanza”, è molto complesso e le stime più recenti rilevano un trend in costante crescita. La sfida lanciata a più riprese dal Parlamento europeo è stata infatti quella di ridurre gli sprechi alimentari del 50% entro il 2025. In Italia, come nel resto dei Paesi sviluppati e a differenza di quanto avviene in quelli in via di sviluppo, gli sprechi maggiori sono localizzati a valle della filiera agroalimentare, ad esempio, rientra tra queste la ristorazione scolastica che, proprio per la sua valenza educativa, può diventare uno strumento privilegiato di sensibilizzazione al problema degli sprechi alimentari per quel 53.4% di popolazione iscritta alle varie scuole.
La letteratura scientifica in merito risulta assai scarsa; le rilevazioni ufficiali sugli sprechi alimentari in questo specifico segmento sono quasi del tutto inesistenti e, laddove disponibili, di difficile comparazione per l’eterogeneità dei dati raccolti e per l’assenza di una definizione condivisa dei termini “spreco” e “scarto” che permetta di misurare tali parametri in maniera univoca.

LA SITUAZIONE NELLA BERGAMASCA


 

L'Asl di Bergamo ha svolto alcune verifiche per comprendere le motivazioni dello spreco nelle mense scolastiche, le quali hanno sempre dato risultati di alto livello. Sono state escluse perfino le tanto famigerate merendine dell'intervallo, visto che ormai da un anno nelle scuole viene distribuita solo frutta. Inoltre, è stato rilevato che non solo veniva avanzato più della metà dei piatti serviti, ma che venivano scartati cibi comuni e solitamente più ambiti come la pasta al pomodoro, le lasagne, la polenta o perfino la pizza; allora è stato capito che alla base mancava veramente una sensibilità, o addirittura mancanza di rispetto del cibo. L'esempio più efficace è: su 1480 porzioni di cosce di pollo arrosto servite, 980 sono finite nella spazzatura per via della pelle dorata.
Nell'anno dell'Expo, in cui si celebra l'importanza, il valore e il significato sociale del cibo, l'Asl di Bergamo punta tutto su una nuova strategia, in stretta collaborazione con insegnanti e genitori, per ridurre gli sprechi a tavola, e contrastare questa cultura dominante dello spreco. L'azione è iniziata in molte scuole già da questa seconda metà dell'anno scolastico, ma da settembre tutti gli istituti adotteranno in mensa il nuovo decalogo: ad ogni alunno verrà servita solo una prima mezza porzione; l'impegno è di assaggiare, poi all’allievo viene data la scelta di chiedere anche l'altra metà. Altrimenti quella metà non consumata resta nella teglia e così può essere nuovamente redistribuita.
Altro punto altrettanto qualificante di questa nuova strategia è l'aver fatto accordi con le tante associazioni Onlus di volontariato sul territorio per individuare chi ha più bisogno, quelle famiglie con più difficoltà e a loro far arrivare i pasti non consumati nelle mense scolastiche.

LE NUOVE REGOLE IN MENSA


IL RISPETTO DEL CIBO SI IMPARA DA PICCOLI

L'educazione alimentare si impara da piccoli, già dallo svezzamento. E' da quel momento, a poco meno di un anno di età, che si inizia a riconoscere il cibo, il suo gusto, i suoi sapori e i colore; così da adulti sarà il patrimonio di conoscenza che aiuterà a comprenderne poi anche il valore etico e morale del cibo.
Tentare di rimediare dopo, davanti a tanto spreco e a montagne di cibo che finiscono in pattumiera diventa difficile, soprattutto quando ci si rivolge a bambini piccoli, in età scolare.
Alcuni psicologi esperti dei comportamenti alimentari, hanno coadiuvato il programma di educazione alimentare in alcune scuole primarie con la collaborazione dell'Asl di Bergamo, in cui ogni giorni venivano buttati decine di chili di cibo. Essi sostengono che questi sono gli effetti di un'educazione alimentare che è mancata: i bambini non sono mai stati abituati anche solo ad assaggiare i vari tipi di cibo, così facendo non sanno più riconoscere cosa hanno nel piatto.
Inoltre, gli psicologi ritengono che il fattore selettivo del cibo è sempre più dominante, causate in gran parte dalle merendine; i bambini sanno che tanto, anche se saltano il pranzo in mensa, poi a casa possono mangiare tutto quello che vogliono e che piace a loro, anche se non è sempre cibo adatto. Questo è un esempio di aspetto educativo mancante.
Infine, il cibo ha anche un valore affettivo molto importante che porta il bambino a mangiare solo ciò che prepara la mamma oppure non mangia perchè vuol farle sapere che durante la giornata le è mancata.


IL FENOMENO DEI NUMERI


 
 
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