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Dati povertà

Dati statistici

LA POVERTA’ IN ITALIA

Dai dati Istat 2012 emerge una situazione allarmante riguardo alla povertà delle famiglie italiane: il 12,7% risulta in povertà relativa, mentre il 6,8% è in povertà assoluta e il 17,5% non può permettersi un pasto adeguato ogni 2 giorni. Oggi più di 4 milioni di persone sono sotto la soglia di povertà alimentare. Da altri dati Istat emerge che il 62% delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità nella spesa alimentare tagliando sul cibo per poter far fronte alle altre spese. A fine del 2012 quasi 15 milioni di persone erano in condizione di deprivazione economica, mentre 8,6 milioni di persone in grave disagio. Si stima che solo nella Regione Lombardia circa 150mila bambini vivano nella povertà assoluta (impossibilità di far fronte ai bisogni primari). I bambini che vivono questa forte condizione di deprivazione economica e culturale appartengono a famiglie con uno o più figli che presentano entrate basse tanto da ridurre nella qualità e nella quantità del cibo. Riducendo la quantità ma soprattutto la qualità, il cibo sano è molto scarso; questo cambia in peggio le abitudini alimentari: in questo senso sovrappeso e obesità possono essere paradossalmente sintomi di difficoltà economiche. La povertà alimentare è correlata allo spreco di cibo commestibile che ogni anno raggiunge l’altissima quota di 1,3 tonnellate, se questo spreco fosse ridotto del 20% si potrebbero coprire le esigenze alimentari di 8 milioni di poveri. La crisi economica ha portato alcune modifiche nella tipologia dei bisogni emergenti, molto spesso le richieste sono primarie, come cure mediche e cibo. Gli effetti della crisi economica si fanno sentire anche nella bergamasca e sono emerse nuove fasce di disagio rappresentate soprattutto da famiglie dove uno o entrambi i genitori hanno perso il posto di lavoro; queste famiglie hanno reagito aumentando le richieste di aiuto nei centri d’ascolto della Caritas.
I giornali lo dicono: la situazione italiana è preoccupante!
Allarme Bankitalia: la povertà è salita al 16%; il reddito delle famiglie cala del 7,3%
Un italiano su sei vive con meno di 640 euro netti al mese. Aumenta la concentrazione della ricchezza: il 10% delle famiglie possiede il 46,6% del patrimonio. Una famiglia su due ha un reddito complessivo annuo inferiore ai 25mila euro. Fonti   ( La Repubblica 27/01/2014)
La crisi picchia sulle famiglie italiane: aumenta la povertà e diminuiscono i redditi. Secondo l'indagine biennale di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio in termini nominali è diminuito del 7,3%, mentre la ricchezza media del 6,9%, la povertà è salita dal 14% del 2010 al 16% nel 2012. La Banca d'Italia individua la soglia di povertà con un reddito di 7.678 euro netti l'anno (15.300 euro per una famiglia di 3 persone): un italiano su sei vive con meno di 640 euro al mese. (…) Più di una famiglia italiana su quattro (26,1%), inoltre, possiede almeno un debito, per un ammontare medio di 51.175 euro. La maggior parte dei debiti è costituita da mutui per l'acquisto e per la ristrutturazione di immobili.
“Record di poveri nel 2013: quasi 4,1 milioni di italiani senza cibo” Fonti ( Coldiretti ): è quanto emerge dal primo Dossier su “Le nuove povertà del Belpaese. Gli italiani che aiutano” presentato dalla Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio. Per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro si sta registrando, secondo la Coldiretti, un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti neanche per sfamarsi: erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed hanno raggiunto i 3,7 milioni nel 2012. Dal dossier su ‘le nuove povertà emerge anche un altro dato significativo e cioè che in Italia ci sono 428.587 bambini con meno di 5 anni che nel 2013 hanno avuto bisogno di aiuto per poter semplicemente bere il latte o mangiare, con un aumento record del 13% rispetto all’anno precedente; ma ad aumentare con un tasso superiore alla media è stato anche il numero di anziani, 578.583 over 65 (+14% rispetto al 2012), che sono dovuti ricorrere ad aiuti alimentari. Le famiglie con bambini e gli anziani - sottolinea la Coldiretti - sono state dunque le categorie sulle quali è pesata maggiormente la crisi con gravi difficoltà alimentari.

I NUOVI POVERI NON SI RECANO IN MENSA, BOOM PACCHI ALIMENTARI

Recarsi alla mensa dei poveri è qualcosa di difficile da superare: molti se ne vergognano. Più ‘facile’ psicologicamente parlando optare per i pacchi alimentari: 3,8 milioni hanno chiesto pacchi alimentari mentre solo 303mila frequentano mense. Con la povertà aumenta anche la solidarietà e si contano nel 2013 ben 15.067 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 242 enti caritativi che fanno riferimento a 7 organizzazioni (Croce Rossa Italiana, Caritas Italiana, Fondazione Banco Alimentare, Banco delle Opere di Carità, Associazione “Sempre insieme per la Pace”, Comunità di Sant’Egidio, Associazione Banco Alimentare Roma). Anche il 15 per cento delle famiglie italiane ha offerto aiuto alimentare ai più bisognosi nel corso del 2013. Da sottolineare poi il consumo di pane al minimo storico - Per la prima volta nella storia degli italiani è stata servita in tavola nel 2013 meno di una fetta di pane a pasto per persona, con il consumo del bene alimentare più prezioso che è sceso al minimo storico dall’Unità d’Italia.

Istat: i poveri in Italia sono più di 9 milioni e mezzo. Fonti ( 17 luglio 2013, Il Sole 24 ore).
Cresce il numero di persone e di famiglie povere in Italia. Nel 2012 gli individui in povertà relativa sono risultati 9 milioni e 563mila pari al 15,8% della popolazione. (…)  L'incidenza di povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre, quattro e cinque o più componenti:
tra le famiglie composte da coppie con tre o più figli, quelle in povertà assoluta passano dal 10,4% al 16,2%;
in campagna 7 pensionati su 10 vicini alla povertà. Record di assegni minimi nelle aree rurali;
l'incubo della povertà assoluta minaccia tutti: operai, impiegati e dirigenti.
Oltre che tra le famiglie di operai e di lavoratori in proprio, la povertà assoluta aumenta tra gli impiegati e i dirigenti e tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione. L'unico segnale di miglioramento - rileva l'Istat - si osserva in termini relativi per le persone anziane sole, probabilmente - spiega l'istituto - anche perché hanno un reddito da pensione, per gli importi più bassi adeguato alla dinamica inflazionistica.


I dati rappresentati in questi grafici sono stati forniti dalla Società San Vincenzo de Paoli di Bergamo , riguardano l’anno 2013 e ci mostrano la situazione della bergamasca  relativamente alle persone che chiedono aiuto e alle motivazioni per cui lo fanno. Circa l’83,3% delle persone che chiedono di essere aiutate sono domiciliate, prevalgono gli stranieri rispetto agli italiani e i coniugati rispetto ai separati/divorziati, molti sono i disoccupati e le donne. Nel secondo grafico vengono messi a confronto gli italiani con gli stranieri e si può notare che le motivazioni prevalenti date dalla situazione di povertà e di mancanza di lavoro accomunano le due categorie, mentre il problema della mancanza di abitazione è avvertito maggiormente gli stranieri. I disagi legati alla disabilità che caratterizzano una discreta parte della popolazione italiana, risulta quasi inesistente nella componente straniera.

I REDDITI PIU’ BASSI DELLA BERGAMASCA SI TROVANO IN VAL BREMBANA

 « L’Eco di Bergamo » del 30 Marzo 2014 ha pubblicato alcuni dati riguardanti i redditi dei bergamaschi. I Comuni più « poveri » (reddito annuo pro capite) risultano essere :

BLELLO 12.061 €
FUIPIANO 12.894 €
AVERARA 13.121 €
BRUMANO 13.339 €
VEDESETA 13.600 €
ORNICA 14.110 €
SANTA BRIGIDA, VIGOLO 14.200 €

I Comuni che invece hanno un reddito migliore sono:
Gorle che si conferma ancora il Comune della Bergamasca con i redditi pro capite  più alti;
poi troviamo Mozzo seguito da Bergamo.
L’altra faccia della medaglia, sempre sotto l’aspetto economico-finanziario, prende la strada delle alte valli e vede suo malgrado in testa il Comune di Blello.
Per quanto riguarda le categorie occupazionali, i più soddisfatti sono i lavoratori autonomi che nel 2012 hanno guadagnato il doppio rispetto ai dipendenti ed  il triplo rispetto ai pensionati. Per i dipendenti, i posti economicamente migliori si trovano a Mozzo, Gorle, Cenate Sotto, Bergamo e Riva Di Solto. Gorle è il Comune con i più pensionati più ricchi, seguito da Bergamo, Mozzo, Treviglio e Dalmine.

 
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